Gabriele Ottaviani recensisce Piccola estate su Convenzionali: https://convenzionali.wordpress.com/2025/09/12/piccola-estate/
Piccola estate su Queerographies: https://queerographies.com/2025/09/11/piccola-estate/
Riccardo Canaletti recensisce Piccola estate su Mowmag: https://mowmag.com/culture/piccola-estate-di-alberto-pellegatta-guanda-e-un-capolavoro-hiit-reiventa-la-poesia-ad-alta-intensita-e-fa-bene-al-cuore-e-al-cervello
Piccola estate su Poeti Oggi: https://www.poetioggi.com/2025/09/fresco-di-stampa-alberto-pellegatta.html
Elio Grasso recensisce Piccola estate su Pulp: https://www.pulplibri.it/alberto-pellegatta-la-realta-comanda-in-questa-poesia/
Piccola estate a Radio Popolare: https://pod.radiopopolare.it/notedellautore_30_09_2025_10_25.mp3
Piccola estate a Punto Radio: https://www.youtube.com/watch?v=EhxWfj2yLu0
Flavio Vacchetta recensisce Piccola estate su Farapoesia: https://farapoesia.blogspot.com/2026/01/mi-leggi-senza-accorgerti-che-stai.html
Angelo Manitta recensisce Piccola estate sulla rivista Convivio n. 103 - ottobre 2025
La recensione di Clelia Albano (9 gennaio 2026):
La raccolta Piccola Estate di Alberto Pellegatta, racchiude testi densi di immagini, talora surreali, talora desunte dalla quotidianità e finanche dalla cronaca (è il caso del riferimento alla Strage di Capaci a pag. 86, nella sezione Perdita della misura).
Com'è scritto nella seconda di copertina a proposito del titolo, “Piccola Estate è la traduzione del termine spagnolo Veranillo e indica l'ultima fase di una stagione calda che può arrivare fino a mitissime giornate d’ottobre”. Dunque, un'estate fuori stagione. Alcune poesie sono dedicate a compositori rinascimentali - Filippo Sassetti (p.65); Gianfilippo Usellini (p.22), oppure a pittori come Nanni Valentini (p.103), o al Jackson Pollock di Frank O’Hara (p.69), titolo di un'opera del poeta O’Hara su Pollock; Iacopo Pesenti (p.59) e Luca Marenzio (p.42) - nomi che tracciano l'interesse di Pellegatta per le arti visuali, lo sperimentalismo, e dall'altro per la musica antica.
Tuttavia le reminiscenze e certi elementi cronachistici o storici, lungo la narrazione lirica, si mantengono sospesi nel flusso dei versi che segue una traiettoria rizomatica, una sorta di spirale dove l'esperienza sensoriale e il linguaggio dei colori, le scelte paradigmatiche e le combinazioni sull'asse sintagmatico, ribaltano l’ordinarietà. Si genera una sorta di straniamento come avviene in certe opere del surrealismo pittorico quando una forzatura della prospettiva produce una sensazione di sorpresa e nel contempo è destabilizzante.
Eppure, il lettore accorto, tra uno spostamento semantico e l'altro, tra le ardite soluzioni poetiche dei componimenti di Pellegatta, intercetterà un equilibrio, una strategia lineare come quella dell’acqua nel testo dedicato al Jackson Pollock di O’Hara, che sembra riassumere l'idea di caos e la sua necessità per potersi dare armonia artistica:
“Quando la strada si allaga per una tubatura rotta, anche la luce rallenta, mentre l'acqua elabora la più semplice delle strategie, la linea. ”(p.70).
“Luce” e “acqua” risultano essere due parole-chiave in questa raccolta. In particolare il campo semantico della luce viene declinato attraverso il colore azzurro o la parola cielo (“cielo” e “azzurro” si potrebbe dire che siano speculari); entrambe divengono elementi materiali o personificati, lontani da una dimensione eterea come ci si potrebbe aspettare:
“il cielo scarica il suo furgoncino / di pesche interpretabili / e chiusure di pugni” (p. 33); “Il cielo salta” (p. 45); “Stringo la luce nel pugno” (Premesse temerarie).
La metaforizzazione del colore azzurro richiama una cifra stilistica tipica di certa poesia del primo Novecento - vengono in mente Alfonso Gatto, Dino Campana, Leonardo Sinisgalli - laddove quel colore assume una consistenza pittorica ed un valore tonale di luminosa inquietudine oltre che connotazioni emotive profonde e, non è un caso evidentemente, che esso compaia sotto questa forma proprio nella sezione La malattia della luce, in particolare in una poesia dedicata al pittore Nanni Valentini, dove l’incipit si apre con un cielo “impigliato in una recinzione” e si chiude con “l’azzurro delle arance” (p.103).
O, ancora, nella sezione Piccola estate l’azzurro si staglia espressivo di un tumulto di passioni come nella strofa a pagina 11 nella quale campeggia la parola amore nell’incipit:
“Amore che metti tutto in disordine”, speculare alla parola “azzurro” del v. 5, “Azzurro che bruci i segreti”. Connotazioni che ricordano una bellissima poesia d'amore di Alfonso Gatto dal titolo È solo il modo che ti coglie il sonno, in cui la “veglia amorosa” sul sottile confine che la separa dal sonno si risolve nella caducità di una estiva “vampa azzurra”.
“Così d'estate, dentro il grande sole / che brucia, trova la sua vampa azzurra / un rogo di vapori e più del sole / è fiamma il fatuo che ne dà la luce” (A. Gatto, Quindici poesie d'amore).
Nell'ultimo componimento della raccolta dal titolo Canzone, i due versi conclusivi
“Parola che sei nei cieli pericolante
moltiplichi i pesci strizzando gli occhi”
sembrano una piccola dichiarazione di poetica di Alberto Pellegatta. Nel laicizzare il Verbo divino onnipotente con l'immagine della parola pericolante che riesce a fare miracoli nonostante gli occhi chiusi, egli non fa che affermare con forza il potere taumaturgico della poesia che pure nell’incertezza della vita riesce ad eternarsi nell’ubiquità del senso e a salvarci.
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La presentazione di Piccola estate allo Studio del Lauro di Milano con Mario Santagostini e la mostra ad hoc del grande pittore Alessandro Verdi
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